QUARK
- VOLEVO ESSERE UN ARGONAUTA
- 1 ott 2020
- Tempo di lettura: 2 min
La mia vita in breve
Le puntate di QUARK, fin dal 1985, furono per me un appuntamento settimanale fisso. Mi insegnarono a soli 5 anni a muovermi nella linea del tempo in modo scandito e ripetitivo - lineare.
Quando partiva la sigla, incipit meraviglioso (Orchestral Suite No.3 In D Minor, BWV 1068: Aria; The Swingle Singers https://www.youtube.com/watch?v=6SsxWnlnSj0), ero già in prima fila sul divano davanti al televisore. E poi lui: Piero Angela, con la sua voce pacata, la sua presenza elegante che mi trascinava ogni volta dentro a viaggi sbalorditivi:
‘Buona sera, questa sera volgeremo lo sguardo verso il nostro universo per cercare di capire alcune cose che si svolgono lassù, in mezzo a quei graaaandi spazi. In questi ultimi tempi abbiamo avuto dei reporter che hanno viaggiato a lungo nei sistemi solari.’ (Rai1, 31/3/1982.) eeeee..

Boom! Un boato. Come una bomba propulsiva sparava la mia fantasia verso creazioni mirabolanti.
Seguendo Piero mi ritrovavo nella savana tra le leonesse a giocare con i cuccioli; o mi fondevo con l’animo fiero e vigliacco che sentivo palpitare nel cuore di una gazzella mentre sfrecciava verso la salvezza; o apparivo a Varanasi, sulle rive del Gange, intossicata dai fumi dei cadaveri di anime che passavano a miglior vita; o tra le stelle, seduta a terra del minuscolo pianeta B 612, rannicchiata con le ginocchia al petto a fianco al Piccolo Principe e guardare assieme il quarantatreesimo tramonto.
Quanto mi piaceva lasciarmi trasportare in quei luoghi lontani e immaginari, fantasticare mondi e costruire così la ‘realtà’ su misura per me e i miei viaggi.
Ero curiosa. Volevo conoscere, esplorare!
Nel tempo, inseguii i mondi degli altri tra i libri e lunghe bibliografie, poi viaggiando li incontrai.
Palpai i sistemi di vivere, di comprendere e di raccontare la realtà di persone molto lontane.
Scovavo i simboli tra le trame della cultura, nei ricami degli indumenti, nella lingua, nelle opere degli artigiani, e perfino nella medicina.
Tutto ciò era per me fonte di inesauribile ricchezza.
Io mi innamoravo di questa multiculturalità e nel frattempo divenivo una donna eclettica.
Quando incontrai Pilar ricominciai a fantasticare creando nuovi orizzonti possibili e mirabolanti. Con lei la mente si riqualificò lasciando spazio all’immaginazione e alla fantasia. Mi mostrò spazi e possibilità che nessuno prima mi aveva raccontato. Mi insegnò a conoscere quegli stessi universi che i reporter di Piero Angela mi mostravano sulla tele, ma in forma completamente nuova.
Viaggiavamo da sedute, con gli occhi chiusi, in bocca prendevano vita preghiere e nel cuore inni di devozione e così sullo schermo dello Spirito appariva il mondo come mai lo avevo visto prima.
Tutta la creazione diveniva nella molteplicità Una, Una essenza che permea ogni cosa di puro Amore. E tutto cambiava…
Continua…
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