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SINFONIA DEL VUOTO

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    VOLEVO ESSERE UN ARGONAUTA
  • 22 nov 2020
  • Tempo di lettura: 1 min

TAO: I RACCONTI DELLA VIA

Shantena Augusto Sabbadini


Lao Tzu1; Zuang zhou; Lie Yukou



Sinfonia del vuoto


Zi Qi disse: “Il respiro dell’universo si chiama vento.

A volte è inattivo e tace. Ma quando è attivo, le innumerevoli aperture emettono grida. Hai mai sentito il loro rombo?

Nelle foreste di montagna che si agitano e ondeggiano ci sono alberi immensi con tronchi il cui perimetro è di cento spanne. In essi ci sono cavità e aperture come narici, come bocche, come orecchie, come anfore, comecoppe, come mortai, come crepacci, come forre. Esse muggiscono come onde, sibilano come frecce, emettono lamenti, rimproveri, urla, stridono e mugolano, ululano e ruggiscono. Emettono suoni acuti e gravi. Una brezza leggera suscita un’armonia delicata, mauna folata potente produce un coro gigantesco.

E quando la tempesta si acquieta, tutte le cavità sono di nuovo vuote e silenziose.

Hai mai visto l’agitazione e il tremore dei rami e delle foglie?”

Zi You disse: “La musica della terra è il suono prodotto da queste aperture; la musica umana è il suono prodotto da flauti e pifferi. Ma permettimi di chiederti in che consiste la musica del cielo.”

Zi Qi rispose: “Soffia attraverso le miriadi degli esseri in vario modo, così che ciascuna cosa possa essere se stessa. Ma chi suona questa musica?”


(Zhuangzi, II)




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